Credibilità
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Oggi parliamo della credibilità. Precisamente, di quella interna. La credibilità interna non è la valutazione che gli altri fanno su di noi.


Enrico pone la questione sulla credibilità "interna", cioè una forma di valutazione che facciamo con noi stessi rispetto a quello che desideriamo, che poi raccontiamo e che alla lunga anche promettiamo. Per Enrico, la credibilità è soprattutto quella che valutiamo su noi stessi, mettendo a confronto quello che raccontiamo e quello che realizziamo concretamente nella realtà. La narrazione, in sostanza, si basa su un proprio senso di affidabilità da dimostrare a se stessi.


Federico connette la credibilità al concetto di 'reputazione', soprattutto nel rapporto con gli altri. La credibilità si basa sul fatto di mantenere attenzione in quello che raccontiamo agli altri, perché quello avrà un impatto forte sull'efficacia dei nostri sforzi. Forse allora conviene sempre promettere meno di quello che effettivamente daremo in futuro.

Per essere credibili nel racconto, dobbiamo raccontare davvero tutto: dolori, errori e ferite compresi.


Priel parla della credibilità come termometro di validazione delle nostre abilità, che abbiamo acquisito con un'esperienza effettiva del passato che talvolta travalica i certificati e gli attestati. Non dobbiamo definirci per quello che non siamo e non dovremmo attribuirci qualifiche e competenze inesistenti o deboli. Ma non dovremmo nemmeno farci travolgere dal nostro giudice interiore, privandoci di opportunità che potremmo avere.


E su quest'ultimo punto siamo tutti e tre concordi.

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